Cicogna, un viaggio nel tempo

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La strada sale verso Cicogna

Più che una salita la stretta lingua di asfalto che conduce ai 745 m di Cicogna è un modo per ritornare a un’epoca ormai lontana, quando la Val Grande non era “l’area Wilderness più grande d’Italia”, ma era il luogo in cui una comunità di persone viveva lottando ogni giorno contro le difficili condizioni ambientali.
Partiamo da Verbania Intra, sul Lago Maggiore, per riscaldare un po’ le gambe, seguiamo le indicazioni per il Parco Nazionale della Val Grande e Trobaso poi, giunti nella frazione verbanese, proseguiamo dritti per San Bernardino Verbano; dopo aver passato il ponte sul fiume San Bernardino, che d’ora in poi sarà nostro fedele compagno di viaggio, gireremo a destra in direzione Cicogna; qui ha inizio la salita.
Intendiamoci, di salita vera e propria ne troveremo soltanto alla fine, ma ormai per tradizione si fa iniziare la salita con questa rampa di circa 500 metri, al 5%, che ci porta a San Bernardino Verbano; proseguiamo tenendo la destra e dopo un’altra breve rampa inizia un tratto di quasi 3 km in falso piano, molto piacevole d’estate poiché quasi completamente all’ombra.
Sulla nostra destra vediamo le case di Rovegro, ed è lì che ci stiamo dirigendo: ancora una breve rampetta, ma veramente poca cosa, curva a destra ed eccoci arrivati a Rovegro, frazione di San Bernardino Verbano; una specie di container ci impedisce la visuale della bella piazzetta del piccolo borgo, allora proseguiamo spediti verso Cicogna.

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L’inquietante ingresso della galleria prima di Ponte Casletto

Dopo il centro abitato di Rovegro inizia, addirittura con un tratto in discesa, la seconda parte del percorso: la strada si restringe molto, le curve sono in buona parte cieche e quindi bisogna essere molto attenti; l’asfalto fortunatamente non è molto rovinato, anche se, essendoci stato un temporale la sera prima, è piuttosto sporco.
Proseguiamo tra tratti all’ombra di alberi secolari e momenti in cui la visuale si apre sulle montagne che delimitano la Val Grande, con il loro profilo cupo e maestoso. Capita anche di vedere purtroppo dei manufatti di cemento abbandonati, simbolo di un’epoca, purtroppo non ancora conclusa, in cui il concetto di “impatto ambientale” era del tutto sconosciuto.
Il traffico, fortunatamente, è scarso, e, come ci era già capitato risalendo la Val Cannobina, sono più le auto con targa straniera di quelle con targa italiana. Dopo circa 6 km dall’inizio della salita, incontriamo un tratto con un pochino più di pendenza, ma si parla del 5%, che ci conduce a lambire la corte di Bignugno, punto di partenza di alcune tra le escursioni più interessanti in Val Grande.

La chiesa di Cicogna

La chiesa di Cicogna

Ancora qualche centinaio e inizia una breve discesa: in questo punto la strada è aggrappata alla roccia e la discesa termina con una galleria, breve ma completamente buia, che ci porta al Ponte Casletto, dove una sosta è obbligatoria in quanto è un luogo che ha fatto la storia della Resistenza durante la Seconda Guerra Mondiale, come testimoniano le targhe apposte per ricordare alcuni dei partigiani morti in queste zone.
Al di la del ponte inizia la terza e ultima parte di questo percorso, la più dura, che in poco più di tre km ci porta da 418 m a 745 m. Il primo km è il più duro, con le pendenze tra l’11 e il 10%; dopo la situazione migliora, ma di poco, le pendenze rimangono infatti sopra il 9%. I tornanti non sono molti ma sono estremamente utili in quanto ci permettono di respirare e di bere. Le varie asfaltature hanno creato delle pericolose cunette, cui bisogna stare molto attenti, visto che in caso di “incontro” con una macchina bisogna lambirle; è anche vero che ormai queste cunette sono piene di terra e fogliame, le piante stanno per invadere la carreggiata e capita spesso di sfiorare con la testa dei rovi che pendono dall’alto a mo’ di Spada di Damocle.

Dopo aver rischiato di cadere grazie a un automobilista (italiano) che ci ha voluto sorpassare in uno dei punti più stretti, arriviamo al lavatoio recentemente ristrutturato: ormai è finita e con un ultimo sforzo giungiamo alla fine della strada; davanti a noi un gruppetto di signori, aspettando che sia pronto il caffè, discute della (dubbia) moralità delle nuove generazioni: i parcheggi sono quasi pieni, segno che Cicogna, paese della bellissima storia e dai gustosi aneddoti, dopo aver rischiato di scomparire, sta tornando a nuova vita.
Il rientro avviene per forza di cosa dalla medesima strada: la strada stretta, l’assenza in alcuni punti di protezioni e le ombre degli alberi che creano dei giochi di luce sulla strada rappresentano tutti potenziali pericoli; fino a Rovegro è raccomandata la massima attenzione!

La salita di Cicogna è inserita ne Le Salite del VCO 2015.

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