Elisa Longo Borghini, carattere vincente

Il prossimo 12 luglio il Giro d’Italia femminile (o, più semplicemente, Giro Rosa) farà tappa per la seconda volta consecutiva a San Domenico di Varzo, questa volta con partenza da Verbania: i tifosi di casa avranno così la possibilità di sostenere la loro beniamina, l’ornavassese Elisa Longo Borghini, una delle più forti cicliste al mondo, che si presenta al via della Corsa Rosa forte del titolo italiano a cronometro conquistato pochi giorni fa a Povegliano (TV).
Proveniente da una famiglia che definire “sportiva” è quasi riduttivo – mamma Guidina Dal Sasso è stata atleta di livello internazionale nello sci di fondo e Assessore allo Sport della Provincia del VCO, papà Ferdinando è stato apprezzato tecnico della nazionale di sci di fondo, il fratello Paolo è ciclista professionista, attualmente in forza alla Cannondale – Elisa, che non ha ancora compiuto 23 anni, è diventata in breve tempo una delle atlete di punta del movimento ciclistico femminile, conquistando la Maglia Bianca di miglior giovane al Giro Rosa 2012, la Medaglia di Bronzo ai Mondiali di Valkenburg nello stesso anno, la vittoria nel Trofeo Binda, gara di Coppa del Mondo, e in una tappa nell’Emakuumen Bira nel 2013, oltre a numerosi piazzamenti in alcune delle gare più prestigiose del calendario internazionale.

Elisa Longo Borghini mostra la maglia tricolore conquistata ai Campionati Italiani a cronometro

Elisa Longo Borghini mostra la maglia tricolore conquistata ai Campionati Italiani a cronometro

Abbiamo incontrato Elisa poco prima della partenza per Caserta, dove, il 4 luglio, è in programma lo spettacolare prologo in notturna che darà al via alla 25^ edizione del Giro Rosa.

Elisa, quando hai iniziato a correre in bici?
A nove anni: per me fare sport è sempre stato un fatto naturale, con mio papà correvo e con mia mamma sciavo; spesso andavamo ad assistere alle gare di Paolo, così, un po’ per curiosità, un po’ per spirito di emulazione ho voluto provare anche io. Ho iniziato nel Pedale Ossolano, poi sono passata alla Canavesi Ornavasso; da Juniores ho corso nella Polisportiva Desenzanese, per poi passare, da Under 21, alla Cristoforetti; la Fassa Bortolo è stata la mia ultima squadra italiana, poi sono approdata alla squadra norvegese Hitec Products, che ancora rappresento.

Nelle categorie giovanili maschi e femmine corrono insieme: a te è capitato spesso di battere tutti i maschietti con cui gareggiavi? Come la prendevano i ragazzi?
Un paio di volte ho battuto tutti: mi ricordo la prima volta che ho vinto, da Esordiente 1^ anno: il ragazzo che è arrivato secondo non mi ha più rivolto la parola per un anno… (ride, ndr)

Come ti definiresti da punto di vista ciclistico?
Penso di essere un’atleta completa, quindi in grado di competere un po’ su tutti i fronti: quello che proprio mi manca è lo spunto veloce: se in una volata siamo in tre io arrivo… quarta!

E dal punto di vista caratteriale?
Ho un caratteraccio (ride, ndr)! Sono testarda, e questo sicuramente mi ha aiutato nello sport: direi che mia mamma mi ha trasmesso tutti i tratti tipicamente femminili!

Elisa Longo Borghini in gara - foto tratta dal profilo Facebook dell'atleta

Elisa Longo Borghini in gara – foto tratta dal profilo Facebook dell’atleta

Dal 2012 fai parte del Team Hitech Products, squadra, come detto, norvegese: come mai questa scelta?
Mi si è presentata l’occasione e l’ho colta al volo: la mia stata una scelta anche “culturale”, nel senso che la reputo un’esperienza molto importante anche per la mia crescita personale, poiché ho l’opportunità di confrontarmi con una realtà diversa dalla mia: inoltre la squadra è norvegese, ma oltre a me ci sono atlete provenienti dall’Australia, dalla Francia, ovviamente dalla Norvegia, dalla Svezia, dal Sudafrica… insomma, mi posso esercitare anche con le lingue, altra mia grande passione.
Alla Fassa Bortolo mi trovavo molto bene, ma alla Hitec , complice anche un budget diverso, l’organizzazione e la programmazione sono davvero di altissimo livello.

Qual è stato il ricordo più bello finora della tua carriera?
(Ci pensa un attimo) Direi la prima gara da Elite: è stata una fatica bestia! (ride)

Sul tuo sito hai scritto un bellissimo post sulla tua caduta (che causò a Elisa un brutto taglio sull’addome e la frattura della cresta iliaca, ndr) avvenuta lo scorso anno ai Campionati Italiani: come ti ha cambiato quella brutta avventura?
Io sono convinta che le cose succedano sempre per un motivo: questa caduta è stata una prova da cui sono uscita, almeno credo, migliorata; ho “sciolto dei nodi” dentro di me e ho tratto grande insegnamento da questa vicenda su come affrontare la vita.

Cosa ti aspetti dal Giro Rosa che sta per iniziare?
In tutta sincerità non lo so! Io parto tranquilla, non ho parametri su cui basarmi – ho corso il Giro solo una volta, nel 2012 – e quindi sono curiosa anche io di vedere quali sono i miei limiti; per ora non me ne pongo, in un senso o nell’altro.
Di sicuro sarà un Giro da vivere giorno per giorno: le tappe del Sud saranno molto importanti, soprattutto se, come penso, ci sarà battaglia fin dai primi km.

La tua favorita?
La francese Pauline Ferrand Prevot.

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Una bella immagine di Elisa Longo Borghini

In Italia il ciclismo femminile è una specialità poco apprezzata: cosa si potrebbe fare secondo te per promuoverlo?
A mio avviso non ci vuole molto: basterebbe programmare le gare femminili in contemporanea a quelle maschili come succede all’estero (per esempio alla Freccia Vallone, dove Elisa si è piazzata seconda nel 2013 e terza quest’anno, ndr). Oppure, in occasione di grandi eventi come il Giro d’Italia, organizzare eventi collaterali che vedano protagoniste le atlete del ciclismo femminile. Questo di sicuro aiuterebbe a farci conoscere e, quindi, apprezzare.

Che sensazioni ti da andare in bicicletta?
Un gran senso di libertà! Quando sono in bici non devo rendere conto a nessuno; posso vedere, specialmente quando non sono impegnata in allenamenti intensi, posti meravigliosi. Inoltre il ciclismo mi da l’opportunità di viaggiare, cosa che a me piace tantissimo.

Se non fossi diventata una ciclista cosa avresti fatto?
Penso che a quest’ora sarei all’Università a studiare lingue orientali, o magari il russo.

Come ti vedi tra 10 anni?
Non più in bici! (ride) Mi immagino con una vita tranquilla, una casa, un marito, un lavoro… Ecco mi piacerebbe un impiego non necessariamente nel mondo ciclismo, ma in quello dello sport in generale si. Vedremo!

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