Giulio Ornati, siamo tutti con te!

Sabato 29 ottobre si terranno a Geres in Portogallo,  i Campionati Mondiali di Trail; tra i rappresentanti dell’Italia ce ne sarà uno che, ci perdoneranno gli altri azzurri, seguiremo con un briciolo di attenzione in più: è Giulio Ornati, che quest’anno ha riportato l’Italia tra i primi 10 nell’UTMB dopo 8 anni.

Omegnese, trent’anni, Giulio lavora con papà Cesare nella loro azienda di fodere e tappeti per auto e ormai da qualche anno è uno dei personaggi più conosciuti e apprezzati nel mondo dei trail: lagomaggioresport.it lo ha intervistato prima della partenza per il Portogallo.

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Giulio Ornati all’arrivo della BUT 2016 – Foto RDS

Giulio, raccontaci qualcosa di te: sappiamo che tuo papà ha avuto un ruolo importante nella tua carriera sportiva…
In effetti ho iniziato a correre in montagna seguendo le orme di mio padre,, uno dei primi a fare gare di lunga distanza, ma prima ho giocato per molto tempo a calcio, da quando avevo 7/8 anni; gli ultimi 5 anni della mia carriera calcistica li ho trascorsi a Stresa, ma mi sono reso conto che non avevo più motivazioni e stimoli, non avevo più feeling con i miei compagni di squadra.
Correre mi era sempre piaciuto, allora ho iniziato a partecipare a qualche gara; la mia prima corsa, nel 2010, è stata la 20 km della Bettelmatt Sky Race: sono arrivato distrutto (in 99^ posizione, ndr)! Però mi sono divertito tantissimo e soprattutto mi è sembrato davvero favoloso l’ambiente post gara; poi ho partecipato anche al Trail del Motty nel 2011 e alla fine mi sono dedicato completamente alla corsa in montagna.

Quale è stata la tua prima vittoria importante?
Beh, diciamo che la vittoria al Terra Acqua Cielo è stata quasi inaspettata, mi ha reso felice perché ero ancora acerbo, ricordo con particolare piacere anche la vittoria alle Finestre di Pietra (2014) e nel Trail del Motty lo scorso anno.

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Giulio Ornati impegnato nella vittoriosa BUT – Foto Daniele Sorrenti

Quando ti sei reso conto di poter competere ad alto livello?
Beh sicuramente il nono posto all’UTMB 2016 mi ha dato conferma delle mie possibilità, ma prima ci sono state altre gare di livello internazionale in cui mi sono misurato con atleti di livello assoluto e ho capito che facendomi un “bel mazzo” avrei potuto ridurre il gap nei loro confronti e avvicinarmi alle loro prestazioni; d’altronde solo se gareggi con gente più forte di te riesci a capire di che pasta sei fatto e a capire i tuoi limiti.

Possiamo definire questo l’anno della tua consacrazione? E se si perché?
Sicuramente il 2016 è il mio anno migliore: ora sono seguito da un allenatore, ho cambiato alcuni aspetti della mia vita, ho iniziato a praticare yoga, sto più attento a quello che faccio prima e dopo la gara; l’esperienza poi mi ha aiutato, ho imparato dai miei errori. Il nono posto all’UTMB è il coronamento di questa fase della mia carriera, ma sono ambizioso e sicuramente non voglio fermarmi qui.

Come ti senti a dover rappresentare l’Italia a una competizione internazionale?
Sono tranquillo, non devo fare ne più ne meno di quello fatto nei mesi scorsi, cercare di correre il più veloce possibile (ride)! Ovvio, indossare la maglia azzurra fa piacere, già lo scorso anno avevo partecipato ai mondiali ad Annecy (Francia), non è andata benissimo, in quanto arrivato da un periodo con qualche infortunio di troppo. Quest’anno sto abbastanza bene, ho avuto qualche piccolo acciacco ma mi sono ripreso, sono in forma e ho recuperato energie dopo l’UTMB; anche di testa sono pronto; farò una gara attendista, spero nel finale di recuperare posizioni come successo all’UTMB.

Hai detto  che il percorso del mondiale è a te congeniale: ci puoi spiegare le caratteristiche del tracciato di sabato?
Il percorso (85 km, 4500 D+) mi piace, è abbastanza nervoso con salite da 500/600 m, discese tecniche, qualche salita più lunga inframmezzata da tratti ondulati, è molto irregolare, non bisogna lasciarsi prendere dall’entusiasmo e strafare; purtroppo in Italia stiamo vivendo un momento di transizione con il passaggio sotto l’egida FIDAL e non siamo riusciti a fare un sopralluogo, ma con video e consigli di altri atleti che sono andati a visionare il percorso ci siamo fatti un’idea abbastanza precisa del tracciato: ci sarà da divertirsi!

Raccontaci qualcosa della tua vita oltre al Trail: cosa fa Giulio Ornati quando non corre?
Nel tempo libero mi piace riposare, leggere, stare con gli amici, arrampicare, magari uscire un po’ di bici, insomma troppo fermo non riesco a stare! Però la sera ammetto che sono abbastanza “peladrone” e soprattutto dopo le giornate di intenso allenamento la fatica si fa sentire e… si sta a casa volentieri.

Nel VCO abbiamo un Ultra Trail di valore internazionale (UTLO) e uno che lo sta diventando (BUT), più una serie di gare di alto livello e un circuito, VCO TOP RACE, che è risultato subito un grande successo; il numero dei praticanti sta crescendo esponenzialmente e sta aumentando anche il numero degli atleti di alto livello: quali sono le ragioni di una diffusione tale del trail in questo territorio secondo te?
In realtà a mio parere non stiamo vivendo una situazione così diversa da tante altre zone del Nord Italia: parlando con amici e atleti di Piemonte, Lombardia, Trentino e Veneto ho notato che questa esplosione sta coinvolgendo davvero molti atleti, che spesso dalla strada passano al trail.
Qui poi, atleti come il Trisca (Stefano Trisconi, ex Campione Italiano di Trail, ndr), me e tanti altri hanno lanciato, consentimi l’espressione, una “moda”! Tante persone hanno provato, sicuramente si sono divertite e poi diventa difficile lasciare! Io ne sono felice, spero che il movimento cresca sempre di più e, nel contempo, che ogni atleta corra i trail con la consapevolezza dei propri limiti, senza esagerare e bruciare le tappe come troppo spesso vedo ancora fare, cosa che non giova a chi lo fa e alla lunga nemmeno al movimento.
Il circuito VCO TOP Race trovo sia una bellissima idea, spero cresca sempre di più e sono d’accordo anche con la modalità di gestione la classifica che premia la costanza più che la velocità.
UTLO e BUT penso possano essere gare di riferimento e nazionale e internazionale, anzi la UTLO lo è già: quest’anno aveva 6/7 atleti di livello internazionale sulla lunga e altrettanto sulla 57, avanti così!

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