Julia e Stefano, due campioni veri

In questi primi mesi del 2014 Julia Baykova e Stefano Trisconi hanno suscitato l’entusiasmo degli appassionati di trail running con grandi prestazioni e vittorie in alcune delle più prestigiose gare del calendario italiano e internazionale. Se Stefano, portacolori del Team Dynafit Italia, cusiano di nascita e ornavassese di adozione, è ormai un nome affermato, Julia, evidenti origini dell’Europa dell’Est ma ormai da anni abitante a Novara, è letteralmente esplosa quest’anno, anche se chi la conosce bene sa che la ragazza che corre per l’ASD Trail Running, dal dolce sorriso e dal carattere di ferro, ha grandi potenzialità.
Quest’anno Julia è arrivata 3^ all’Ultrabericus Trail, 2^ al Maremontana Trail e all’UltraTrail des Balcons d’Azur e ha vinto Le Porte di Pietra Trail. Per quanto riguarda Stefano, campione italiano 2012 di Ultra Trail su distanza normale, solo nel 2014 ha vinto il Trail di Bozz, il Maremontana Trail, il Trail di Gargallo, l’Ossola Trail e Le Porte di Pietra.
Dopo la doppia vittoria nel celebre Le Porte di Pietra (e nel frattempo Julia è arrivata 4^ nella Maxi Race di Annecy, mentre Stefano è giunto 2^ al Trail del Monte Soglio) è scattata nella redazione di LagoMaggioreSport.it la voglia di conoscere meglio questi due campioni.

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Stefano Trisconi e Julia Baykova

Incontriamo Julia e Stefano nella bellissima Piazza Motta di Orta San Giulio, luogo scelto per comodità ma anche perché altamente simbolico: Julia, oltre che valente atleta è uno dei responsabili organizzativi dell’Ultra Trail del Lago d’Orta, mentre Stefano, che quest’anno si è lanciato nell’organizzazione dell’OrnaTrail, è solitamente uno dei campioni più rappresentativi presenti alla gara cusiana, dove si è piazzato 2^ lo scorso anno.
Julia arriva in compagnia di Vincenzo Bertina (per tutti Enzo, ndr), suo compagno, allenatore e colonna dell’organizzazione dell’Ultra Trail del Lago d’Orta e di altre gare, e dell’inseparabile cane Speedy; Stefano è accompagnato dalla moglie, Elisa Talon. Il tempo di sederci a un bar e inizia l’intervista, che in alcuni momenti diventa una divertente chiacchierata collettiva.

1) Raccontateci la vostra storia e la vostra carriera sportiva
J: Sono di origini russe: sono nata a Elgava (allora Unione Sovietica, ora Lettonia) nel 1983, e sono arrivata in Italia per… amore. Enzo infatti dipingeva e venne dalle mie parti per un’esposizione dove conobbe mio papà, anch’egli artista. Io ed Enzo abbiamo iniziato ben presto a frequentarci e nel 2005 mi sono trasferita in Italia.
Alla corsa mi sono appassionata veramente solo quando arrivata qui: abituata ai clima rigido del mio paese, vedevo i prati verdi anche d’inverno e mi veniva voglia di correrci sopra! La prima volta penso di aver fatto al massimo 1 km e 300 metri… Mi sono però subito lanciata nel mondo delle gare, e la prima che ho fatto è stata a Cascina Pichetta, una prova della Gamba d’Oro: è stata un’esperienza terribile e mi sono detta: “mai più!” Vedevo però costanti miglioramenti, allora ho voluto riprovarci: mi sono iscritta alla Società Polisportiva Comense ma mi sono ben presto resa conto che correre su strada non mi piaceva per nulla; preferivo le corse in montagna, ma erano troppo corte… Ho provato la Gran Fondo della Valle Intrasca (un corsa in montagna di 18 km circa): mi sono persa, diluviava, e all’epoca parlavo solo spagnolo! Mi sono trovata in mezzo ai boschi chiedendomi come avrei fatto a chiedere informazioni… Sono riuscita ad arrivare al traguardo dopo 4 ore. Eppure mi ero divertita! Ho smesso di correre per un anno, poi nel 2011 ho partecipato al mio primo vero Trail a Valencia: è stata come una illuminazione, era quello che cercavo.
Nel 2013 ho fatto qualche gara, ma pur ottenendo qualche buon risultato, non riuscivo, per motivi di lavoro, ad allenarmi come volevo; quest’anno riesco a gestirmi meglio, mi sono allenata seriamente e ho ottenuto ottimi risultati.
S: Sono omegnese ma vivo a Ornavasso da due anni: mi è sempre piaciuto lo sport ma fino a una decina di anni fa praticavo più che altro sci alpinismo; per provare ho partecipato a qualche Gamba d’Oro e ho iniziato ad appassionarmi alla corsa. Mi sono iscritto alla Caddese e ho ottenuto buoni risultati; nel 2010 ho accompagnato alcuni amici al Trail del Monte Soglio, ma non è stata una bella esperienza, ho fatto troppa fatica! In seguito però mi sono iscritto al Trail del Motty, per una sfida con l’organizzatore e amico Max Valsesia, ho vinto ed è scoccata la scintilla!

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L’arrivo di Julia al traguardo de Le Porte di Pietra, dove ha stabilito il nuovo record femminile con il tempo di 8h39’01”

2) Qual è stata finora la vostra vittoria più bella, o la soddisfazione più grande?
J: Le mie gioie più grandi finora non sono arrivate, o sono arrivate solo in parte, da vittorie: per esempio, per me è stata una gioia concludere all’ottavo posto una gara come la Trans Gran Canaria (119 km) nel 2013, nonostante fossi poco allenata. Ora invece la soddisfazione mi deriva dal vedere i risultati del mio lavoro: il 3^ posto nell’Ultrabericus è arrivato perché mi sono preparata a dovere, e ancor più bello è stato vedere un mese dopo i progressi che mi hanno portata a vincere Le Porte di Pietra.
S: Direi la vittoria dello scorso anno a Le Porte di Pietra (bissata poi quest’anno, ndr): non ero tra i favoriti e il primo posto è stata una sorpresa anche per me. Però non posso dimenticare il trionfo con il mio amico Giulio Ornati alla Maratona della Valle Intrasca 2013, una gara cui tengo particolarmente, e il titolo italiano 2012 di Ultra Trail su distanza normale ottenuto al Terra Acqua Cielo Wild Trail.

3) E invece a sconfitta più cocente, o la delusione che più vi ha fatto soffrire?
J: Non potrò mai dimenticare un campionato regionale sui 1.500, corso quando ero alla Comense: sono partita in ritardo, mi sono fatta prendere dall’ansia, non riuscivo a stare in gruppo e dopo tre giri di pista vedevo tutto annebbiato; mi sono dovuta ritirare!
Altra grande delusione è stato il ritiro al Tor des Geants 2012.
S: Senza dubbio la Trans d’Havet dello scorso anno: sono partito forte, ero quinto, ma ho esagerato, sono andato “fuori giri”, ho pure sbagliato strada e alla fine mi sono ritirato; è stata una bella lezione!

4) Qual è la vostra dote migliore?
J: Devo ancora scoprirla!
S: Sono testardo, e ho il gusto della competizione: se c’è qualcuno forte contro cui gareggiare meglio ancora!

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Stefano Trisconi nel suo ambiente preferito, la montagna

5) Qual è invece il vostro difetto peggiore?
J: A questo punto interviene Enzo: “Mette sempre in discussione i consigli che riceve! Però – aggiunge Enzo – ammette quando il consiglio le è servito”
S: Sono poco attento ai particolari, ad esempio nella preparazione dello zaino; devo migliorare perché certe gare si decidono anche per queste sottigliezze.
Elisa si inserisce nel discorso sorridendo: “A lui basta correre!”

6) Quali saranno invece i vostri prossimi obiettivi?
J: Il Gran Trail di Courmayeur per il 2014; per il 2015 ho già in mente Transvulcania e Transgrancanaria.
S: Sicuramente Lavaredo Ultra Trail, dove saranno presenti tutti i migliori; poi l’Ultra Trail del Mont Blanc.

7) Il vostro sogno sportivo?
J: Beh, direi diventare un’atleta di livello internazionale (sorride timidamente, ma le parole sono scandite chiaramente, ndr) e magari vincere una gara come la Transvulcania.
S: Partecipare alla Marathon Des Sables.

8) Come vi sentite quando correte?
J: Libera!
S: A mio agio: per quanto stanco possa essere, correre mi fa stare meglio.

9) Quando correte in montagna, riuscite ad apprezzare il panorama intorno a voi?
J: Certo! Mi ricordo praticamente tutto, ogni vallata, ogni sasso… Interviene ancora Vincenzo:  “Quando arriva al traguardo di una gara, spesso racconta in modo talmente particolareggiato il percorso agli organizzatori che questi rimangono impressionati!”
S: Si e mi piace! Lo scorso anno alla TDS a un certo punto mi sono fermato a guardare il panorama; alla Trans d’Havet, uscendo da una galleria (che caratterizzano questa gara, ndr), ho visto il sole sorgere tra le montagne: meraviglioso!

10) Oltre alla corsa, qual è il vostro sogno?
J: Più che un grande sogno, ho tanti piccoli sogni, e tutti legati alla montagna; insomma voglio vivere la montagna in tutti i suoi aspetti. Poi aggiunge ridendo: Per me che vivo a Novara è già una bella ambizione!
S: Stare bene, continuare a vivere con la mia famiglia e, prima o poi, scalare un 8.000!

L’intervista volge al termine: si alza un venticello pungente, che ci consiglia di alzarci e di lasciare il bar; intanto, mentre ci salutiamo e ci avviamo alle auto, Julia e Stefano continuano a scambiarsi impressioni sulle loro esperienze di gara.
Due grandi campioni, anche di umiltà.

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