Monterosso, salita vera

Quella che porta ai 692 metri del Monterosso, la collina che sovrasta Verbania, è una salita spesso poco considerata, vista l’altezza relativa del suo culmine, a nemmeno 700 m, e la lunghezza non esagerata, circa 6 km.

Eppure è una salita che, se da un lato è in grado di regalare sensazioni impensabili a pochi metri (letteralmente) da una città, dall’altro, soprattutto se affrontata “allegramente”, può nascondere diverse insidie per i ciclisti meno allenati.

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Una immagine della prima pedalata al Monterosso (maggio 2015) – foto tratta dal sito www.salitedelvco.it

La pendenza media, 7,9%, indica piuttosto chiaramente che non si tratta di un’ascesa facile: per questo prima di iniziare la salita è consigliabile un riscaldamento di alcuni km, magari sul lungolago di Verbania Pallanza.

In questo modo si potrà apprezzare meglio l’incredibile differenza di ambientazione che si può trovare in poco più di 2 km; si passa infatti da un paesaggio turistico (Piazza Garibaldi, sul lungolago) alla zona industriale (ahimè in buona parte decadente) di Viale Azari in poche centinaia si metri; imboccando via al Monterosso, punto iniziale della salita, il paesaggio cambia nuovamente: il primo km di salita, non particolarmente difficile, siamo poco sopra il 7%, è immerso in una zona residenziale ed è caratterizzato da una sequenza impressionante di tornanti strettissimi e da un fondo stradale molto irregolare, che le piogge a carattere monsonico, ormai divenute consuetudine anche nel VCO, certo non aiutano a mantenere in ordine. Dovremo abituarci sia ai tornanti sia al fondo stradale male in arnese, perché ci terranno compagnia per tutta la salita.

Pedalando regolari la fatica non si fa sentire più di tanto: nel frattempo le case diventano sempre più rare e il bosco si impadronisce del nostro orizzonte: in qualche tornante, un provvidenziale “buco” nel fogliame ci mostra panorami sempre più belli su Verbania e sul Lago Maggiore. La pendenza intanto aumenta, attestandosi sull’8%, con qualche tratto anche al 9%; insomma, non è il Mortirolo, ma non si scherza.

L’ombra, nostra piacevole compagna di viaggio, ci difende dal caldo: il silenzio del bosco ci accompagna discretamente lungo l’ascesa, anche se Verbania è, in linea d’aria, pochi metri sotto di noi. I km scorrono regolari, senza particolari impennate ma anche senza momenti di riposo.

Intorno al 5^ km un arriviamo a un bivio: prendiamo la strada a destra (a sinistra la strada termina dopo pochi metri) che si immette nella proprietà dell’Azienda Agrituristica Il Monterosso: siamo ormai vicini alla meta, ma è proprio il momento in cui l’ascesa si fa più aspra, toccando punte del 10%. Siamo in un bosco da favola, tra faggi e castagni secolari, ma non ci possiamo distrarre perché la strada è attraversata da canaletti di scolo in cemento senza griglia, di cui dovremo ricordarci soprattutto in discesa. Un ultimo sforzo e arriviamo al termine della salita, proprio di fronte all’Azienda Agrituristica.

E qui, se la giornata è bella, la vista può spaziare dal Lago Maggiore ai 4.000 senza soluzione di continuità… che meraviglia!!

Un breve riposo, e si torna indietro per dove siamo saliti; in discesa raccomandiamo la massima attenzione: oltre ai canaletti di cemento sopra citati, ripetiamo che l’asfalto è spesso sporco e molto irregolare; i rischi sono comunque contenuti dal fatto che ci sono talmente tante curve (la leggenda narra di 43 tornanti, non abbiamo avuto la prontezza di spirito di contarli) che velocità è per forza di cose sempre piuttosto bassa.

La salita è percorribile in tutte le stagioni: visto che la maggiore parte dell’ascesa è immersa nel bosco forse il primo autunno, con i suoi colori, e soprattutto prima che le foglie cadano, è il periodo migliore per affrontarla.

L’ascesa al Monterosso fa parte dell’edizione 2015 de Le Salite del VCO.

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