Titan 2.0

Qualche mese fa vi abbiamo raccontato la storia di Paolo “Titan” Crespi, il coraggioso ragazzo lombardo che aveva lottato come un leone contro un Osteosarcoma che lo aveva colpito quando aveva 13 anni.

La vita di Paolo ha avuto una nuova svolta nell’ultimo mese e lo abbiamo intervistato nuovamente per sapere da lui come sta andando.

1) Paolo, ci siamo sentiti questa estate e i tuoi pensieri erano rivolti all’Università e a iniziare una nuova stagione di basket; cos’è successo nel frattempo?

Io

Paolo Titan 2.0 Crespi

Dopo “aver studiato” tutta l’estate mi sono iscritto alla facoltà di Scienze e Tecnologie Alimentari alla Statale di Milano. Ho iniziato a frequentare le lezioni nonostante i dolori lancinanti alla tibia e al piede; il tragitto Venegono-Milano 3 giorni la settimana era veramente pesantissimo. Le lezioni erano toste per me, purtroppo la preparazione di una scuola alberghiera non ha nulla a che vedere con un liceo scientifico, diciamo che mi sono trovato un po’ impreparato.
I restanti giorni della settimana li dedicavo allo sport con gli allenamenti in palestra, ricordi che gioco a basket in carrozzina? E per quest’anno il programma prevede il campionato di serie B, di serie A e spero tanto che Malik Abes, il mio coach, mi convochi per la Coppa Campioni.
Quest’anno ho deciso di dedicare molte più ore allo sport, sempre compatibilmente con gli orari dell’università, e resterò fuori casa per alcuni giorni la settimana alloggiando a Cesano Maderno nella “casetta” con gli stranieri della squadra, e con Pippo, con cuoi vado molto d’accordo.
Gli allenamenti con coach Abes sono asfissianti e sono durati poco più di due mesi, poi ho notato di avere ancora un gonfiore enorme alla gamba, questa volta però collocato più in basso, quasi vicino alla caviglia, tra protesi e tibia. Mi sono preoccupato molto e sono corso al pronto soccorso per degli accertamenti, la paura del ritorno della malattia era veramente molta. Le lastre hanno evidenziato una rottura dell’osso a livello dell’innesto tra protesi e osso tibiale. Un bel pasticcio! Da moltissimi mesi soffrivo e monitoravamo un fastidioso riassorbimento osseo che mi procurava oltretutto molto dolore e mai e poi mai mi sarei aspettato un disastro del genere.
Il primario del Gaetano Pini di Milano mi ha proposto un intervento di artrodesi (ovvero la rimozione della parte di tibia fratturata e il conseguente allungamento della protesi che sarebbe penetrato nell’astragalo). Se non fosse riuscito allora si sarebbe dovuto amputare.
L’idea di avere anche una caviglia parzialmente immobilizzata mi tormentava.
Con mamma, papà e Alice ci siamo recati anche al Rizzoli di Bologna per un ulteriore consulto, poi dallo “strizza cervelli” per capire se le mie idee folli, nel senso che io non avevo nessuna intenzione d’esser rioperato per la quarta volta senza nessuna garanzia di riuscita e con il rischio di avere un piede “bloccato” ma avevo meditato di essere amputato (l’amputazione è stata poi la decisione finale, ndr) sperando in una qualità di vita migliore, erano dettate dalla rabbia, dall’incoscienza o dalla disperazione,

2) Quanto è stato difficile prendere questa decisione?

Head BallNon è stato per nulla semplice. Questa è una decisione da cui non si torna più indietro. Ma non pensare che sono matto! Il rischio d’essere operato per aggiustare la mia gamba non aveva molte garanzie o meglio, nessuno poteva assicurarmi che tra qualche anno o addirittura qualche mese non avrei dovuto affrontare la stessa situazione. Per quale motivo le mie ossa si sono riassorbite? Nessuno mi ha potuto spiegare con certezza la causa.
L’amputazione è indubbiamente una soluzione demolitiva che nessun chirurgo ti consiglierebbe a meno che si debba decidere tra la vita o la morte. E’ stata proprio una decisione sofferta ma sono sicuro sia stata la migliore.
Non pensare che sia uno sbruffone o un eroe … ho solo pensato a cosa avrebbe potuto garantirmi una qualità di vita migliore, magari con meno rinunce e soprattutto meno dolore.

3) Ti abbiamo seguito su facebook: hai dimostrato ancora una volta una grinta incredibile: da dove prendi tutta questa energia?

Dicono che sono uno tosto, ma mi reputo un ragazzo normale con una famiglia che mi supporta e mi vuole molto bene. Sono un ragazzo molto “social” (e tu me lo confermi), la rete, le persone che ti lasciano un commento carino, un sorriso, le persone che non conosci che ti spronano con le loro parole sono per me energia pura. Durante le chemio era il blog che mi aiutava ora Facebook è il mio nuovo strumento.

4) Ancor più che nel passato la tua famiglia si è dimostrata, per usare una terminologia sportiva, un team affiatato; se dovessi dare un ruolo a ognuno dei componenti della tua famiglia che ruolo assegneresti e perché?

Ahahaha questa domanda è veramente tosta! Non è semplice … ma ci provo.
• Emily, la nostra gatta siamese, ovviamente la mascotte perché chi può fare la mascotte meglio di lei?
• Mamma è la regina del campo, la regia, ha una visione a 360 gradi del gioco.
• Alice mia sorella è il personal trainer della mia mente, a lei confido ogni mio segreto.
• Papà per le sue capacità di rompere le [email protected] è indubbiamente il coach che mi sprona a fare sempre meglio.

5) Adesso che sei tornato a casa come stai?

RetinaOra non sto benissimo. I dolori causati dall’arto fantasma a volte sono atroci. Percepisco delle scosse elettriche che corrono lungo la gamba e avverto dolore, o prurito, al piede che non c’è più. E’ una sensazione assurda. Probabilmente ricorrerò alla “mirror terapy” che pare funzioni nel confondere e ingannare con la vista il tuo cervello … roba da strizzacervelli … ma se serve a lenire il dolore perché no?

6) Riprenderai a giocare a basket in carrozzina?

Guarda non vedo l’ora, forse mi aiuterebbe a risolvere i problemi causati dall’arto fantasma. Sono convinto che gli allenamenti di coach Abes e le scariche di adrenalina di una partita di campionato mi faranno passare ogni malanno. Non vedo l’ora di poter dare man forte ai miei compagni di squadra della B.

7) Cosa ti riserva l’immediato futuro?

Negli ultimi anni ho imparato a vivere un po’ alla giornata. Di sicuro a breve mi recherò a Budrio all’ortopedia RTM, per prendere confidenza con il mio nuovo arto in Titanio; qui si sono rivolti anche Alex Zanardi e Giusy Versace. Proprio l’altra sera ho accettato una sfida, una gran bella sfida, non appena sarò pronto, non appena mi sentirò sicuro salirò a quota 4.000 per scalare il ghiacciaio del Monte Rosa. Vedrai mi cercherai per una nuova intervista…

Un’ultima cosa: dopo l’amputazione non potrei più chiamarmi Titan non avendo più la protesi interna in titanio, ma questo proprio non mi andava giù: il soprannome di Titan Paul lo porto con me ormai da 6 anni … per questo motivo quando avrò la mia nuova protesi ho già coniato il mio nuovissimo soprannome … TITAN 2.0
Anche i migliori sistemi hanno bisogno di un upgrade.

Smile to life … Titan 2.0

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